La svolta Open Source della Pubblica Amministrazione italiana

La svolta Open Source della Pubblica Amministrazione italiana

Arriva per la Pubblica Amministrazione un punto di svolta, dopo che la legge italiana ha approvato le linee guida che si basano sul principio per la quale la PA deve acquisire software open source e deve rilasciare – sempre in versione open source – tutto il software che sviluppa nella pagina Developers Italia.

Con l’effettiva entrata in vigore, le linee guida ad oggi sanciscono che:

  1. Le Pubbliche Amministrazioni dovranno svolgere una valutazione comparativa prima di acquisire software, privilegiando le soluzioni open source (incluse quelle messe a riuso da altre amministrazioni);
  2. Lo sviluppo di nuovo software o l’acquisto di licenze di software proprietario dovrà essere motivato;
  3. Tutto il software sviluppato per conto della Pubblica Amministrazione dovrà essere reso disponibile con una licenza open source in un repository pubblicamente accessibile e inserito nel catalogo di Developers Italia.

Naturalmente ci saranno delle ripercussioni sul mercato, perché basti pensare che con il riuso del software si potrà mettere fine alla duplicazione della spesa, in favore all’utilizzo di software sicuro e stabile, inoltre, la competizione tra i fornitori si baserà sulla capacità soggettiva di far evolvere il software esistente invece che utilizzare il lock-in – come avviene ora – cioè spingendo un’amministrazione al rinnovo delle proprie licenze attraverso vincoli tecnologici.
Parallelamente questo permetterà di aprire le porte a nuove software house potendo visionare il codice sorgente in uso e quindi offrire delle soluzioni migliori.

Ricordiamo ora che una legge non è sufficiente senza strumenti che la rendano facilmente applicabile, per questo si sono predisposti due espedienti che riguardano: allegati tecnici che descrivono semplici azioni che un fornitore di software deve adempiere e il catalogo del software nel sito di Developers Italia che conterrà schede descrittive dettagliate, screenshot e link diretti al codice sorgente.

Il tutto è stato concepito per creare un vero e proprio motore di ricerca che attraverso il suo crawler cerca in modo automatico tutto il software pubblico rilasciato nei siti quali GitHub, GitLab, BitBucket ecc, inoltre potrà incrociare le informazioni acquisite e rilevare le varianti degli stessi applicativi.
Per fare ciò in ciascun repository sarà sufficiente inserire un semplice file – di metadati – chiamato publiccode.yml, contenente informazioni descrittive.
Si apre cosi un nuovo scenario, ricco di opportunità e di sorprese.

Fonte: medium.com / wiki.ubuntu-it.org

Articolo realizzato a cura di Redazione Cultura

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